Lettera per i miei nonni. Addio

Lettera per i miei nonni. Addio

3 novembre 2020
 
Addio nonno.
Ci hanno portato via l’ultimo abbraccio.
 
Arriva un momento in cui la velocità del tempo, l’evolversi della vita e la sua irrefrenabile corsa bussano forte alla porta, come il vento del Nord, che spazza via le poche foglie rimaste e porta con sé la neve, gelando i respiri, bloccandomi sull’uscio.
E’ il momento in cui la casa dei nonni smette di esistere e va svuotata della sua vita e del suo passato di cui pulsava rigogliosa nelle giornate della nostra infanzia.
Vita e morte, morte e vita, due parole opposte così strettamente legate tra loro, più simili di quanto sembri, potenti allo stesso modo.
E’ appena dietro l’angolo la perdita di mia nonna e oggi, pochi giorni prima di dare alla luce mio figlio, mi sfugge dalle mani anche il nonno e con lui si chiude definitivamente una fase della mia vita che per sempre avrei voluto tenere con me.
Il vento soffia sul mio viso così forte che congela le lacrime e non permette loro di mimetizzarsi ai fiocchi di neve. Me le lascia aggrappate al viso, la pelle brucia.
Resisto al dolore, lo affronto, in grembo ho una vita da proteggere.
Sfugge via con ardore profondo nonno. Precipita senza che nessuno di noi abbia potuto allungare una mano per un ultimo tocco di conforto, senza quegli abbracci che avrebbe meritato per la meravigliosa persona che è stata.
Precipita con irruenza, senza controllo, tenendoci lontani con le braccia ma sempre vicini con il cuore. Il cuore però a volte non basta, quando ci si ama si ha bisogno di toccarsi, l’amore autentico è carnale, necessita di una carezza sulla fronte, di una stretta di mano, di un abbraccio da togliere il fiato, necessita di cura, attenzione, alle volte di potersi dire addio guardandosi negli occhi.
Nonno ci lascia così, con una videochiamata di saluto dove manda baci attraverso la maschera dell’ossigeno.
Mamma gli urla che gli vogliamo bene, che mio figlio sta per nascere, che lo amiamo.
Lui sente poco. I medici lo inquadrano meglio, ciò che si vede resterà intrappolato nelle lacrime di mia mamma.
Nonno ci lascia e con lui se ne va del tutto la mia infanzia, le incredibili cene di Natale assieme a zii e cugini con la tavola imbandita, nonna trafelata in cucina con la teglia delle patate al forno, noi che le diciamo di sedersi, di mangiare.
Ogni sedia era diversa a Natale a casa dei nonni, differenti tavoli venivano uniti per farci stare tutti e ogni mobile era sfruttato come carrello vivande mentre il presepio gigantesco ci osservava con le sue luci ad intermittenza; se chiudo gli occhi sono ancora lì in quelle atmosfere che hanno segnato la mia vita.
“Shh silenzio! ho sentito un rumore! E’ Babbo Natale sul tetto!” diceva ad un tratto e tutti noi bambini correvamo in camera da letto al buio per vedere la slitta luminosa atterrare dal cielo mentre loro riempivano di nascosto il soggiorno di regali. I doni erano così tanti che i pacchetti ricoprivano tutto il pavimento e gli occhi dei più piccoli brillavano di quella luce di gioia che era ossigeno puro per il cuore dei miei nonni.
Con nonno se ne vanno anche tutti i miei pranzi dopo la scuola, scendevo alla fermata del bus sotto casa loro e mangiavamo assieme finché papà non veniva a prendermi dopo lavoro. Il suono dei piatti nel lavatoio a muro, i passerotti amici di nonna che entravano in cucina per rubarmi le briciole dal tavolo e il riposino pomeridiano di nonno tra le risate di mio fratello per il suo russare. Momenti che non accadevano più da tanti anni ma che io tenevo in vita assieme a lei, poi assieme a lui e che ora non esistono più.
Intrappolo in fredde fotografie in bianco e nero gli echi di angoli di casa per portarli per sempre con me. Un tempo risuonavano dei profumi di nonna che friggeva le polpette e della tv sempre accesa con i programmi di sport che tanto piacevano a nonno. Alle volte in quelle stanze l’orchestra suonava la loro amata Boheme di Puccini e con lei i loro racconti dei viaggi in Toscana.
Tra poco questa casa verrà svuotata del tutto, la sua porta si chiuderà per sempre e non mi resterà altro che il ricordo.
Vengo da qui io, da un appartamento umile di due persone che si sono tanto tanto amate nella vita, che hanno sempre messo figlie e nipoti prima di loro stessi. Un matrimonio lunghissimo quello dei nonni, fatto di bisticci e arrabbiature ma di perenne confronto e di notti l’uno accanto all’altra. Una vita assieme fatta di mille avventure, ostacoli superati e sentimenti autentici.
E’ difficile accettare che tutto questo sia finito, che avesse una scadenza senza che io ne fossi consapevole.
Sull’uscio di casa osservo il vento sferzare gli alberi.
Sento forte il passaggio della vita.
Non ci sono più i nonni ora nella mia vita, non posso più passare da loro per raccontare le novità e chiedere conforto e consiglio.
Ora tocca a me essere il punto di riferimento, mie le braccia che avvolgeranno e conforteranno.
Un cambio generazionale è avvenuto del tutto.
La ruota è girata.
La nostalgia prende già forte il sopravvento.
Mi immagino che stanotte nonna sia andata a riprendersi il suo Amore e se lo sia portato con sé per ballare ancora una volta assieme, stavolta tra le nuvole.
Non sprecherò una goccia del loro Amore e dei loro insegnamenti, sarò guida e luce per mio figlio come loro lo sono stati per me.
Io vengo dall’Amore.
Grazie nonni. Vi amo.