I miei 10 anni come fotografa

I miei 10 anni come fotografa

Si è da poco concluso un decennio importante, quello che mi ha trasformata in “Nadia, la fotografa”.
Come soffioni al vento gli anni sono fuggiti dalle mie dita che hanno tentato inutilmente di intrappolarli.
Ricordo come fosse ieri quella gelida mattina di inizio gennaio, il centro di Treviso era deserto e uscita dal lavoro camminai verso quel commercialista amico che mi aveva detto “hai un talento Nadia, buttati”. Me l’aveva detto anche mio papà, il miei amici, persino i clienti dell’agenzia di viaggio dove lavoravo ma non sono mai stata brava a credere in me. Camminai tantissimo prima di salire quelle scale, quel numero infinito, chiamato partita iva, mi terrorizzava, non sapevo cosa ne sarebbe stato di me, la sensazione che ho provato all’uscita era di trovarmi di fronte ad un baratro gigante e buio nel quale dover saltare.
Quel giorno forse ho avuto una visione di ciò che sarebbe potuto essere e ho agito.
Le cose migliori le ho ottenute così finora nella mia vita, sognando, immaginando, lavorandoci sodo.
Non mi è mai stato regalato niente, ho sempre dovuto sudarmi ogni piccola vittoria faticando tanto e spesso leccandomi le ferite.
Ora, festeggiare 10 anni in salita pieni di soddisfazioni mi rende orgogliosa di me. Sono stati 10 anni bellissimi e intensi ma anche pieni di difficoltà in cui ho dovuto fare delle scelte, sacrificare cose e persone per arrivare qui, deglutendo velocemente senza piangere, mantenendo la testa alta e lo spirito elevato in direzione del mio obiettivo.
Anni in cui mi sono fatta trasformare da Lei, la Signora Fotografia, che mi ha insegnato a vedere il mondo, le emozioni e le persone stesse sotto un’altra luce. Ho imparato ad amare il suo compagno di vita, il Buio, che prima mi faceva tanta paura e mi sono fatta travolgere dall’alternarsi di luce ed ombra nel lavoro e nella mia vita.
Non so cosa sarei se non fossi salita quel giorno su per quelle scale fredde.
La fotografia mi ha insegnato la pazienza, per uno scatto perfetto, ma anche per la vita che non sempre offre subito ciò che si sogna.
Mi ha aiutata a volermi più bene pretendendo negli anni rispetto come professionista, facendomi pagare quanto per me è giusto e rispettoso del percorso che ho fatto finora.
Grazie a lei ho dovuto imparare la cosa più difficile di tutte, a sfruttare i miei stati d’animo trasformandoli in comunicazioni fotografica. E’ stato il gradino più alto di tutti da salire. In un decennio è successo di tutto, ho testato ogni sfaccettatura di questo cristallo delle emozioni e ho dovuto fotografare coppie felici, famiglie e persone in cerca del mio aiuto con ogni cosa nel cuore. Quante sono state le volte che ho pianto fotografando, con la vista annebbiata dalle lacrime o con un’energia in corpo di felicità incontenibile. Ogni volta ho sfruttato il mio “sentire” trasformandolo in arte e questo è il dono più grande che la Fotografia mi abbia fatto in questi anni.

Se mi guardo indietro però vedo il mondo della fotografia molto cambiato negli ultimi anni, stravolto in un modo che non sempre mi piace. Siamo giunti nel periodo storico in cui ci vogliono far credere (e forse è vero) che per lavorare, la nostra vita debba apparire perfetta; noi dobbiamo essere perfetti. A qualsiasi ora del giorno o della notte, anche in giorni festivi, i wall dei miei social sono stracolmi di fotografie di lavoro, di altri, non mie. Pare che non si dorma, che non esista un giorno di pausa, le ferie stesse anziché essere stacco dal lavoro sono occasione per pubblicare in diretta qualcosa di nuovo, per mostrare ancora di più, sempre di più. Siamo nell’epoca lavorativa in cui non è consentito star male, avere una debolezza, essere semplicemente stanchi, aver voglia di star da soli. Se non pubblichi vieni tagliato fuori dai meccanismi infernali dei social, dei followers e di questa società che ci fa credere che più metti la tua vita in piazza più la piazza ti acclama. Sarà vero…. ma io non ci sto. Scelgo di pubblicare solo quando ho qualcosa che mi preme dire o mostrare e non per scrivere cose a caso pur di mettere on line una o più foto al giorno come dicono i saccenti del social media marketing, come andrebbe fatto per non essere allontanati dall’algoritmo infernale. Quest’anno mi sono chiesta tante volte se stessi sbagliando io a soffrire di questa esagerazione mediatica onnipresente che ha cambiato così tanto il mondo che mi ha accolta solo 10 anni fa, mi chiedevo se dovessi interagire di più, filmarmi o fotografarmi di più magari mentre spiego qualcosa che altri già sanno. Ma ogni minuto libero che avevo l’ho sempre dedicato ad altro, senza rimorsi. Sarò debole? Sarò di una generazione già vecchia? Avrò troppe passioni e impegni? so solo di essere una donna di 37 anni che è convinta che il telefono abbia acquisito troppa importanza nelle nostre vite.
In questi anni ho capito una cosa; che un momento importante a volte va colto chiedendo permesso, altre volte invece va rubato ma che ci sono anche tante occasioni in cui invece va solo vissuto.
Grazie a tutte le centinaia di persone che hanno creduto in me in questi anni e a quelle che ancora si affideranno a me in futuro per i loro ricordi.
La verità è che L’amore è solo una parola finché qualcuno non le dà un significato. La fotografia mi ha permesso di dare significato ad ogni storia passata tra le mie mani.
Mi piace chiudere questo articolo con uno sguardo al futuro, chissà cosa accadrà in questo prossimo decennio, ho tutta l’intenzione di farne parte, a modo mio ovviamente.

nadia di falco fotografa

Nadia Di Falco – fotografa di matrimoni e famiglie – www.nadiadifalco.it

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