Intervista a Nadia Di Falco fotografa di matrimoni e famiglie

Intervista a Nadia Di Falco fotografa di matrimoni e famiglie

Intervista rilasciata da Nadia Di Falco fotografa per Serena Libutti di Melfi


La musica è stata e continua ad essere la fonte di ispirazione per antonomasia che mi ha spinto a fare di una passione un lavoro. Leggendo la tua biografia, sono stata colpita da questa frase: “ Ascolto tanta musica, mi piace perdermi dentro alle melodie e immaginarmi dove non sono, in situazioni presenti solo nella mia fantasia”. Capita spesso anche a me di fantasticare sulle note dei Radiodervish. Viaggiare con la mente per fortuna è ancora gratuito. Credo siano i viaggi più intensi, riflessivi e produttivi. Raccontami un pò di te e di come ti sei avvicinata al mondo della fotografia.

Tra i ricordi più intimi e dolci della mia infanzia ci sono i pomeriggi in cui papà metteva le luci soffuse e si distendeva ad ascoltare musica, io ero con lui. Sono state quelle le mie piccole palestre per imparare a fare introspezione. Me ne stavo lì, con gli occhi socchiusi, a volte distesa a terra e lasciavo correre la mente ovunque essa volesse andare, era un mio angolo sicuro in cui rifugiarmi. La musica per me è sempre stata musa ispiratrice, la ascoltavo mentre studiavo, con i pennelli in mano e l’odore di acquaragia e ad oggi accompagna tutte le mie giornate di lavoro. Anche mentre sto scrivendo, ora, il mio studio è avvolto dalle note.
Musica, pittura, fotografia; le ho amate tutte. Ero un’adolescente quando vedevo mia mamma correggere i disegni delle sue allieve sul tavolo della cucina, nella mia libreria sonnecchiavano testi di arte, design e moda. Credo fortemente di essere nata da lì, da quei weekend in cui i miei genitori allestivano il garage del piccolo appartamento dove vivevamo, facendolo diventare una sala da disegno e si mettevano a dipingere assieme, inondando di colori lo spoglio ambiente di cemento. Loro mi hanno trasmesso la passione per l’arte e la passione per l’amore, per i rapporti di coppia che ora ho la fortuna di raccontare con le mie fotografie. In quegli anni la fotografia per me si limitava a togliere e mettere i rullini nella vecchia Canon di mio papà di cui sento ancora il profumo tra le mani. Durante i viaggi che facevo con loro mi piaceva tanto fotografare e papà al ritorno stampava i miei rullini con amore. Mai avrei pensato che la fotografia potesse un giorno diventare una fetta così importante della mia vita. Ringrazio immensamente le mie radici per l’amore che mi hanno trasmesso.

Credo che ogni fotografo vada sempre alla ricerca di se stesso (Luce) fotografando. Definisci la tua fotografia “emotiva”. Cosa ti affascina di questo mondo?

Cara Serena, com’è difficile rispondere a questa domanda! Purtroppo nella mia vita ho avuto anche molti momenti difficili, li ho tutt’ora. Ho conosciuto il dolore molto da vicino fin da piccola, ho visto la morte, l’ho stretta tra le braccia, ho visto tanti sorrisi ma anche pianti. Ho imparato troppo in fretta che la vita regala momenti stupendi ma che è anche in grado di togliere molto. Le emozioni delle persone mi hanno sempre affascinata così tanto proprio per la loro infinita diversità. Ho così intrapreso un percorso di studi per diventare medico psichiatra, era quello il mio sogno, aiutare chi non era in grado di gestire ciò che tocca la nostra anima. Il mio incontro più da vicino con la fotografia mi ha sconvolta, mi ero accorta che attraverso essa riuscivo a vedere dentro le persone ciò che provavano. Mi ha stregato al punto tale da trasformala nel mio lavoro.

NADIA DI FALCO FOTOGRAFA

Amo molto la tua Fotografia. Mi soffermo spesso sui lavori che realizzi alle famiglie. L’Immagine sottostante, racchiude il concetto di famiglia.L’immensa cornice verde, simboleggia il senso di protezione della coppia nei confronti del loro piccolo. E’ una fotografia che, assieme alle altre che completano il lavoro, racchiude il tema dell’amore nel suo significato più profondo. Il mio è un pensiero del tutto personale. Credi che questa mia lettura rispecchi ciò che volevi trasmettere con questo scatto? Quanto ti emoziona concretizzare questa tipologia di servizi fotografici?

Ho passato molti anni della mia vita senza l’amore vero, quello che quando entra dentro di te spalanca ogni piccola porta socchiusa come un vento impetuoso. Fu in quegli anni che imparai il valore della famiglia e che capii che dono prezioso è avere una persona che ci ama. Famiglia è una parola per me molto ampia, essa nasce dove c’è amore e voglia di condividere, non importa che sia formata da due persone  o da un uomo e il suo cane. Quando vedi dalla finestra un tramonto stupendo e hai qualcuno da chiamare con cui condividere quel momento, allora c’è una famiglia. Da quando ho conosciuto anche io il senso di famiglia e di protezione, amo raccontarlo con le mie foto stando attenta ai piccoli gesti che descrivono la magia dei rapporti, le carezze, gli abbracci, i baci.

NADIA DI FALCO FOTOGRAFA

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Quando dietro l’obiettivo fotografico c’è una donna, si intuisce subito…Perché affidarsi ad una fotografa?

Credo che uomini e donne, seppure aventi gli stessi diritti siano meravigliosamente e biologicamente diversi, ognuno con i propri lati speciali, le proprie debolezze e paure. Essere donna mi piace e nella mia fotografia metto tutta me stessa con il mio essere “femmina” nei suoi mille aspetti. Credo che la nostra predisposizione genetica e fisica di essere noi donne ad accogliere in grembo una vita, modifichi il nostro inconsapevole approccio e il nostro istinto naturale nei confronti di un bambino, di un’altra donna come noi, magari in dolce attesa o emozionata per il giorno delle sue nozze. Questo “riconoscersi” tra donne, per me, crea affinità. Amo raccontare le loro storie, il loro vissuto, i momenti importanti della vita e quando fotografo altre donne come me mi immedesimo in loro. Capita infatti spesso di sentirmi nei panni delle mie clienti in gravidanza e di immaginare mie le sensazioni che provano: da donna le comprendo e le sento mie, quel dolore all’utero, la sensazione del bambino che si muove dentro, magia. Sono molte anche le volte in cui durante le cerimonie riveda il mio matrimonio e di conseguenza mi riveda in loro, nell’agitazione dell’indossare il vestito, dei tacchi alti che fanno male ma che ci fanno sentire belle, in quell’immensa e inspiegabile emozione di camminare tremante verso il nostro uomo che ci aspetta all’altare. Questo lavoro mi ha permesso di creare dei legami speciali con molte donne incontrate lungo la strada che si sono identificate in me e io in loro.

NADIA DI FALCO FOTOGRAFA

NADIA DI FALCO FOTOGRAFA

Oggi va di moda essere “Photographer”. Credi sia stata deleteria questa mercificazione della fotografia?

Per fare legalmente il fotografo professionista non occorrono corsi universitari, né scuole o diplomi, neppure praticantati o ore di formazione. Nulla. Legalmente basta avere una partiva iva che si attiva con un appuntamento di 10 minuti all’Agenzia delle Entrate ed ecco che in molti si autoproclamano “professionisti” o come va tanto di moda adesso “photographer”.
La tendenza che noto è la stessa che vedo in tanti altri campi, la capacità di non sapere aspettare e di volere tutto subito. Io sono della vecchia scuola, per cui ho imparato che per raggiungere un buon risultato serve tempo, occorrono sacrifici e tanta fatica. I nuovi “photographer” invece compaiono come funghi dopo una nottata di pioggia nei boschi e sfoggiano subito i loro siti internet e le loro pagine social piene di grandi paroloni senza però consapevolezza. Sono tutti alla spasmodica ricerca della carriera, dei soldi facili e del matrimonio extra lusso in Kazakistan o, chissà, all’Isola di Pasqua. Non si sa più concedersi il tempo di imparare, crescere e diventare un fotografo, nel vero senso della parola. Per come la vedo io, si fotografa quando si ha qualcosa da dire e per aver qualcosa dentro occorre sbagliare, cadere, fare errori e dopo, solo dopo, si diventa qualcuno..forse! Per essere davvero un professionista occorrono molti TALENTI innati che non si imparano a cui poi sommare studi e molta pratica. Penso fortemente che se tutti percorressero queste tappe prima di mettersi in proprio i “photographers” sarebbero molti meno.

NADIA DI FALCO FOTOGRAFA

NADIA DI FALCO FOTOGRAFA

Fotografia di matrimonio: che tipo di rapporto dovrebbe instaurare il fotografo con la coppia?

Una delle bellezze di questo lavoro artistico è quella di poterlo personalizzare e adattare al nostro carattere e alle nostre attitudini personali. Ed ecco che anche sul tema dell’approccio che il fotografo dovrebbe avere con il cliente, non c’è un giusto o sbagliato. Ognuno deve essere sé stesso e comportarsi il più spontaneamente possibile. Consiglio sempre ai fotografi che fanno i workshop con me di valorizzare i loro modi di essere, di usarli come arma distintiva dalla massa. C’è chi con gli sposi instaura un rapporto più amichevole, chi invece mantiene distacco, c’è chi cerca un contatto più profondo e chi invece non entra nella sfera più intima della coppia. La nostra persona si rifletterà quindi non solo sul tipo di immagine pubblica, ma anche sul rapporto stesso che andremo a instaurare con il cliente e questo porterà ad un risultato fotografico diverso e ad attirare i clienti più adatti a noi.

NADIA DI FALCO FOTOGRAFA

La fotografia mi ha aiutata a superare un periodo molto difficile della mia vita. Da allora è divenuta la mia compagna fedele. Quanto credi possa essere terapeutica per chi sta dietro l’obiettivo e per i soggetti ritratti?

La vita è uno strano viaggio; c’è chi non si accorge di fare strada e chiacchiera percorrendo i chilometri..gli anni, c’è invece chi si trova costretto ad affrontare vie tortuose, zone di ombra fredda, strade innevate a piedi nudi, vie di rovi.. e soffre, lotta, a volte vince, altre no. La fotografia è uno dei tanti mezzi che esistono per cercare di aiutarsi se la vita ci mette di fronte ad una fase dura. La sua efficacia è assolutamente soggettiva e cambia da persona a persona. Quando molti anni fa affrontai una delle montagne della mia vita, la fotografia mi fu compagna fedele e in questi anni di lavoro come fotografa professionista ho aiutato altre persone utilizzando io stessa quel mezzo che aveva aiutato me. Negli ultimi anni mi è capitato di ricevere richieste di aiuto da parte di coppie in difficoltà che hanno trovato a detta loro beneficio dopo una sessione fotografica di coppia con me in cui vengono stimolati al dialogo, al contatto fisico e ai momenti di silenzio l’uno vicino all’altra. Mi sono anche capitate famiglie con bambini ammalati, donne reduci da divorzi che desideravano vedersi ancora belle e quest’anno, per la prima volta, una ragazza che dopo un tentato suicidio ha ripreso in mano la sua vita e con delle foto piene di colore e fiori ha sfoggiato il suo sorriso più bello per la sua nuova vita di rinascita. Quando scatto questo tipo di servizi io soffro, non posso negarlo, è sempre molto difficile capire come approcciarsi ai clienti, ma giuro che la sensazione di aver fatto del bene, anche se in piccolissima parte, gratifica ogni fatica.